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Lettera sulle espressioni dell'amore
di Franz Fushin Zampiero*
Questa lettera vuole essere un messaggio del tutto personale dedicato ad espressioni oneste e rispettose di amore di uomini e donne che vivono ancora oggi giudicati, non compresi e discriminati. Non la scrivo per conto di nessuno, né di alcuna istituzione o confessione religiosa.
Coppie omosessuali, coppie gay e lesbiche, “coppie diverse”: sono critiche etichette usate per descrivere tutte quelle persone che amano, in coppia, qualcuno o qualcuna dello stesso sesso. Premetto fin dall’inizio che non amo usare delle etichette, ma, in questo caso, per facilitare la comprensione del mio messaggio ne devo fare necessariamente uso.
La decisione, a mio avviso giusta e coraggiosa, del governo spagnolo di Zapatero di riconoscere l’unione delle coppie omosessuali e la possibilità, per queste, di costituirsi come famiglia, ha scandalizzato, confuso, irritato molte persone e, a dir poco, scatenato le ire della chiesa. Il mio intervento non vuole essere un attacco alle persone cattoliche o alla chiesa romana, alla quale, comunque, non riconosco alcuna autorità religiosa o politica su me stesso.
Ho deciso di scrivere questa lettera per esprimere la mia più totale solidarietà, il mio appoggio e il mio bene a tutte le persone omosessuali. Circa un mese fa ho letto un messaggio, all’interno di un forum web pubblico, di un ragazzo gay che affermava che le religioni sono tutte d’accordo sugli omosessuali, pensandone male alla stessa maniera, se pur con parole diverse. Ho avvertito, in quelle parole scritte, rabbia nutrita dalla sofferenza, e ne sono rimasto colpito. Spero che questa lettera arrivi anche a quel ragazzo, e che possa rassicurarlo sul fatto che non è davvero come lui pensa: le religioni non sono tutte uguali, non pensano e non si comportano alla stessa maniera. Come buddhista non giudico né disprezzo le persone omosessuali ma, al contrario, sono felice quando passo del tempo con queste, notando una profonda sensibilità in loro, che li porta a soffrire per l’atteggiamento tenuto dalla società ma anche a vivere, pienamente, le situazioni belle della vita. Noto sempre nei gay anche una particolare sensibilità spirituale, ed è probabilmente per questa attitudine che molti di loro lottano per farsi riconoscere dalla chiesa cattolica. Ma perché questa grande istituzione politico - religiosa si schiera con tale determinazione contro l’omosessualità? Una delle cause va trovata nell’antico testamento, nella storia di Adamo ed Eva. Nella genesi sta scritto che dio ha creato “maschio e femmina” a sua immagine e somiglianza. Egli ha istituito il matrimonio (“I due saranno una sola carne…”, si legge) e donato all’uomo e alla donna una partecipazione speciale alla sua opera creatrice. Li benedice infatti con queste formula: “Siate fecondi e moltiplicatevi”. Certo il mito di Adamo ed Eva sarà pure affascinante per molte persone, ma non credo sia saggio ed intelligente cercare la verità nei miti. A tal proposito, allora, ne esisterebbe un altro, proveniente dalla Grecia, in cui Platone afferma che in origine esistevano tre tipi di esseri umani completi, sfericamente perfetti, gli uni composti di un uomo ed un altro uomo, gli altri da una donna ed un’altra donna, gli altri ancora da un uomo e una donna. Ecco che, seguendo i miti, ci troviamo di fronte a due verità! Qualcuno mi accuserà di essere vittima del relativismo, ma credo che seguire in maniera morbosa e assoluta una certa idea o credenza sia molto pericoloso. Tale atteggiamento comporta la convinzione di detenere l’unica verità e questa, a mio avviso, è una forma di potere. Posso, per esempio, convincere molte persone che in una certa idea stia la verità e che, andando contro questa, si cadrà in certi inferni; poi, posso proclamarmi custode massimo di questa verità, conferendomi la forza di decidere le sorti di molti: questo è potere! Tale atteggiamento esisteva anche ai tempi del Buddha, quando il bramanesimo ortodosso era intollerante e convinto che la propria tradizione ed autorità fossero l’unica Verità. Sul Chanki-sutta il Buddha fece comprendere ad un gruppo di sapienti noti bramani che si recarono da lui, quanto errata fosse questa posizione. Circa le loro motivazioni, per le quali credevano che la loro fosse l’unica Verità e quindi tutte le altre false, il Buddha rispose: “Allora, questa sembra una linea di uomini ciechi, ognuno dei quali si aggrappa a quello che lo precede; il primo non vede, quello di mezzo lo stesso non vede e neanche l’ultimo vede. Mi sembra che lo stato dei bramani sia simile a quello di una fila di ciechi”. E diede loro questo consiglio: “Non è da uomo saggio che vuole proteggere la Verità giungere alla conclusione che questa è la sola Verità e qualsiasi altra è falsa”. Credo che anche se antico di duemilacinquecento anni, questo consiglio sia molto attuale.
Io sono convinto che le verità debbano essere confermate dalle conseguenze, dagli effetti che portano, e se questi sono sofferenza, discriminazione, violenza, pregiudizi e odio, allora non credo nella validità di questi insegnamenti.
Quando, al contrario, portano all’amore, alla compassione, al rispetto, alla condivisione, alla comprensione e alla libertà, allora vale la pena di perseguire quell’insegnamento. A mio avviso non esiste alcuna divinità o testo sacro che valga più di una vita! Un dio che trasmette insegnamenti che conducono a varie forme di sofferenza, non è da seguire. Come discepolo del Buddha, mi impegno a seguire i suoi insegnamenti, che portano alla Compassione verso tutti. Non credo in una divinità, ma nell’uomo di questa terra! Una religione dovrebbe liberare, non incatenare. Giudicare una persona solo per le sue inclinazioni sessuali per seguire ciò che sta scritto in un libro o credendo di seguire l’insegnamento di un dio è sbagliato! La divinità è una creazione dell’uomo per soddisfare il proprio bisogno di auto protezione, che ha il potere di difenderlo e proteggerlo. L’uomo diventa un bambino che si rifugia nel padre, e poi si attacca a questo morbosamente e con fanatismo. La dottrina del Buddha scoraggia questo atteggiamento considerato falso e vuoto! Purtroppo, però, queste teorie si sono sviluppate sempre più in dottrine filosofico - teologiche e si sono radicate nell’uomo, che fatica a comprendere insegnamenti contrari. Conoscendo questa inclinazione dell’uomo, Buddha disse: “Io ho compreso questa verità, che è profonda, difficile da vedere, difficile da comprendere”. Questa verità, dice il Buddha, può essere compresa solo dai saggi. Il saggio è colui che esce dall’oscurità delle ideologie, verità acquisite e che si pone in ricerca e ascolto dell’insegnamento che rende liberi. Sempre il Buddha disse: “Gli uomini che sono sommersi dalle passioni e circondati da una massa di oscurità non possono vedere questa verità che è contro corrente, che è sublime, profonda, sottile e difficile da comprendere”.
Anche il nuovo testamento, comunque, riporta atteggiamenti molto duri nei confronti dell’omosessualità. Ecco cosa Paolo di Tarso scrive nella lettera ai cristiani di Roma: “Dio li ha abbandonati (riferendosi agli omosessuali, ndr) lasciandoli travolgere da passioni vergognose: le loro donne hanno avuto rapporti sessuali contro natura, invece di seguire quelli naturali. Anche gli uomini, invece di avere rapporti con le donne, si sono infiammati di passioni gli uni per gli altri. Uomini con uomini commettono azioni turpi e ricevono così in loro stessi il giusto castigo per questo traviamento” (Romani 1, 26-27). Di fatto Paolo li ha qui condannati, dicendo poi che dio stesso li ha abbandonati. Mi chiedo allora: che dio è? Che tipo di padre è colui che abbandona il figlio a causa dell’amore? Sì, di amore si tratta: un amore “diverso”, si dice. Quanti tipi di amore esistono? Amore è uno. Possono cambiare i modi per manifestarlo! Certamente succede che ci siano interpretazioni di amore che nulla invece hanno a che fare con esso. Questo termine viene usato male e troppo superficialmente. Quante volte, durante la nostra quotidianità, usiamo la parola amore per esprimere una nostra semplice felicità? Sentiamo infatti dire “amo le banane”, “io amo il cinema”, “quanto amo andare in bicicletta”, ma questo non è certo Amore. L’Amore, quello vero, non può esser spiegato, ma solo vissuto. Amare qualcuno significa portare all’altro rispetto, comprensione, libertà; significa dare se stessi a qualcun altro. Non credo sia possibile con una banana... Sono convinto che il cuore di due ragazzi o ragazze omosessuali che si guardano negli occhi, batte allo stesso modo del cuore di una coppia di ragazzi eterosessuali nella analoga situazione. L’amore tra due gay o due lesbiche è identico a quello vissuto tra due eterosessuali. Se questo dio, come viene detto, “è amore”, saprà guardare quindi nei cuori e nelle menti, e riconoscere l’Amore: allora non dovrebbe abbandonare o punire. Ecco che, se lo fa, non è diverso dall’uomo, quindi dio diviene uguale al suo creatore. Paolo dimostra aggressività, repulsione, indignazione, cattiveria verso gli omosessuali, nascondendosi dietro ad una divinità.
La chiesa continua, naturalmente, forte di questi scritti e di altri (che non ha senso riportare di seguito per pragmatiche questioni di spazio), a schierarsi contro queste persone e la possibilità per loro di costituire famiglia. Ecco alcuni stralci del documento prodotto, nel 2003, dalla chiesa cattolica, sul tema delle coppie di fatto ed omosessuali.
“L’insegnamento della chiesa sul matrimonio e sulla complementarietà dei sessi ripropone una verità evidenziata dalla retta ragione (…). Il matrimonio non è una qualsiasi unione tra persone umane. Esso è fondato dal creatore, con sua natura, proprietà, finalità”.
Mi chiedo: cosa intende la chiesa per retta ragione? Come fa a parlare di retta ragione quando il suo rifugio preferito sta nell’aver fede? Nell’idea di un dio che crea tutto in sette giorni, dove trova spazio la retta ragione? Una retta ragione dovrebbe essere preceduta da una retta percezione e succeduta dalla retta parola e dalla retta azione. Ora, nell’atteggiamento repressivo nei confronti delle persone gay e lesbiche dove stanno retta parola e retta azione? Quando i competenti dicasteri della santa sede parlano di omosessualità come di un “fenomeno morale e sociale inquietante”, quando viene detto che gli omosessuali sono “peccatori verso dio”, dove sta la retta parola? La retta parola porta gioia, compassione e conduce alla retta azione. La retta parola non semina odio o sofferenza! Bisogna fare attenzione, perché esiste anche la non retta azione, derivata dalla non retta parola, che proviene dalla non retta ragione, causata da non retta visione o percezione. Tutto ciò avrà delle conseguenze di cui una è evidentemente questa lettera polemica.
“Il matrimonio è istituito dal creatore”.
Qui dove sta la retta ragione? Se il matrimonio fosse realmente stato istituito da una divinità, avente quindi una propria natura assoluta, dovrebbe essere visto e seguito in eguale misura da ogni uomo di questa terra. In realtà, vediamo che questa esperienza cambia da cultura a cultura e dai differenti periodi storici.
Ne deriva che il matrimonio non ha un sé assoluto e permanente. Nonostante la retta ragione si parla, poi, di libero arbitrio, la possibilità, per l’uomo, di decidere secondo una volontà propria e libera. Come può esserci un libero arbitrio? Applicando la dottrina buddhista si scopre che ogni cosa è interdipendente. La volontà fa parte del quarto aggregato mentale ed è condizionata, in quanto dipendente da altro: allora come può la volontà, da sola, essere libera? La stessa libertà è condizionata e relativa! Ma accettiamo per assurdo che esista tale libera volontà incondizionata e assoluta: se dio l’ha prevista, ragionata, permessa, perché, allora, combatterne le conseguenze?
“Uomo e donna si perfezionano a vicenda, per collaborare con dio alla procreazione e alla educazione di nuove vite (…). Infine dio ha voluto donare all’unione dell’uomo e della donna una partecipazione speciale alla sua opera creatrice”.
Chissà se i nostri progenitori con l’aspetto di scimmie sapevano di questo progetto divino? Quando si accoppiavano lo facevano con la consapevolezza di aiutare dio nella sua opera creatrice o seguivano un istinto per la preservazione della specie?
“Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie neppure remote tra le unioni omosessuali e il disegno di dio sul matrimonio e la famiglia”.
Forse le coppie di omosessuali hanno un loro sé separato? Una loro origine separata?
Credo che forse sarebbe il caso di guardare meno il disegno e più il cuore delle persone. Lo stesso disegno piace ad alcuni e meno ad altri. Magari l’analogia cercata e non vista potrebbe essere l’Amore? Ho come l’impressione che questo dio distingua diversi tipi di amore, creando un dualismo dove da un lato c’è amore giusto e, dall’altro, un amore sbagliato. Il dualismo crea separazione e attaccamento.
“Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale e naturale”.
Sarebbe interessante conoscere a quale natura ci si riferisce. Un natura assoluta?
“Gli atti omosessuali precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono infatti frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale. In nessuno modo possono essere approvati”.
Mi impressiona veramente e mi preoccupa questa estrema sicurezza ed aggressività. Credo sia veramente pericolosa. Parole come queste seminano sofferenza! Da ignorante, mi chiedo: in questa affermazione dove sono collocati i sacerdoti e i vari religiosi e religiose? E quei laici che, per scelta o per problemi personali, non possono partecipare a questo disegno per dare la vita? La scelta del sacerdote che consacra la propria esistenza alla divinità rispondendo ad una sorta di chiamata è frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale? Quando si dice che religiosi e religiose sono sposati con la chiesa, che significa? La chiesa è fatta di persone, uomini e donne. Allora può essere che una religiosa sia sposata con un’altra donna? La chiamata della divinità quanto forte è? Quando un prete decide di sposarsi e creare una famiglia lasciando il sacerdozio è conseguenza di una previsione del dio? I pastori protestanti che possono sposarsi svolgendo il loro ruolo di sacerdoti ma anche di marito e padre di famiglia, come sono inquadrati nel disegno? In passato papi e preti cattolici si sposavano e mettevano su famiglia, in quel caso era giusto? Il dio accettava questo? Accetta meglio la castità e il celibato di oggi? Tutto questo fa parte del libero arbitrio? La vera affettività si misura dall’atto sessuale che dona la vita oppure no? Se è così una coppia che concepisce più figli è preferita ad una coppia sterile?
Queste che ho riportato sono solo alcune delle forti affermazioni della chiesa cattolica nei confronti dell’omosessualità. Io ero cristiano e, molto probabilmente, avrei seguito queste idee e mi sarei schierato contro l’omosessualità, discriminando e giudicando gay e lesbiche. Fortunatamente per me non sono più seguace di questa dottrina. Ho imparato, anzi continuo ad imparare, ad usare la razionalità, che però è molto diversa da quella retta ragione portata avanti dalla chiesa. Sicuramente ci saranno anche alcuni buddhisti che non accettano l’omosessualità: io posso parlare per me, e non trovo nulla di anormale o peccaminoso nell’amore vissuto da due persone delle stesso sesso. Quando il rapporto è consenziente, assente di violenza per sé o per l’altro, rispettoso e libero, supportato dall’Amore, allora lo trovo uguale ad uno di tipo eterosessuale. Non credo assolutamente che l’amore e l’affetto si possano misurare dalla possibilità o meno di procreare. Sono convinto che ci si debba sforzare veramente di usare la giusta retta ragione e di conseguenza retta parola ed azione. Il Buddha ha detto: “Tutte le parole, azioni e pensieri salutari hanno come fondamento la consapevolezza”. Come ho detto precedentemente se i frutti dei nostri pensieri, parole ed azioni sono
sofferenza, odio, ingiustizia e discriminazione, non possono essere considerati retti. E non devono essere accettati. Queste non sono invenzioni del Buddha, ma verità universali. Buddha disse: “L’odio non può sconfiggere l’odio. Solo esser pronti all’amore lo può. Questa è la legge eterna”.
Anche le relazioni omosessuali tra gli appartenenti alle classi guerriere, per toccare il settore delle arti marziali, che mi attiene, erano nell’antico Oriente viste positivamente poiché certi sentimenti rendevano più uniti e coraggiosi in combattimento. Dall’altra parte del pianeta, la classe guerriera dei famosi samurai dell’antico Giappone, ad esempio, viveva relazioni omosessuali simili a quelle dell’antica Grecia. Si faceva strada la “Via dell’Amico”, il cui più convinto propagatore fu Hoshino Ryotetsu. Ihara Saikaku, uno scrittore del XVII secolo scrisse, in merito a questa Via: “…un giovane senza amico è come una donna senza marito …questa è un’amicizia tale che porta a dare la vita per l’amico...”. Altri famosi testi come l’”Hagakure”, scritto da Yamamoto Tsuketomo, fanno riferimento alle relazioni omosessuali tra i samurai.
Affermare che tra due persone delle stesso sesso non può esistere un vero amore o una vera affettività produce inevitabilmente delle ferite profonde a molti. Per quel che vale, io credo che se due ragazzi o ragazze omosessuali vogliono condividere il cammino della vita assieme, devono farlo, e se questo comprende l’atto sessuale, consenziente, senza alcuna forzatura, e senza alcun abuso, credo sia giusto. Questo comunque non vale solo per i gay o le lesbiche, lo direi anche a tutte le coppie eterosessuali. Non è giusto far sentire gli omosessuali dei peccatori o dei criminali: sia fatto questo con i pedofili, gli stupratori, i commercianti del sesso. Agli omosessuali buddhisti vorrei consigliare di vivere serenamente questo amore. Guardando, anzi osservando voi stessi e chi vi sta attorno potrete vedere la verità. La stabilità vostra, individuale e di coppia, non può essere ottenuta senza la pratica dei cinque precetti, in questo caso specialmente del terzo, “la giusta condotta sessuale”. Molte persone e coppie eterosessuali sono instabili e soffrono perché non praticano questo precetto. Nell’Upasaka Sutra il Buddha espone i precetti da seguire per i discepoli laici e presenta il terzo così:
“I discepoli laici del Buddha si allontanino da una condotta sessuale scorretta, pongano fine alla condotta sessuale scorretta e proteggano ogni persona: quelli sotto le cure del proprio padre, della propria madre o di entrambi; della loro sorella maggiore o fratello maggiore; dei loro genitori acquisiti o di altri parenti acquisiti; quelli dello stesso sesso; la moglie, la figlia, il marito o il figlio di qualcun altro; e quelli che hanno subito violenza, o torture sessuali, o sono stati aggrediti o che si prostituiscono. I discepoli laici del Buddha sradicano da dentro se stessi qualunque intenzione di commettere atti sessuali scorretti. In questo modo i discepoli laici del Buddha studiano e praticano il terzo dei cinque precetti”.
Questo precetto è volto a proteggere l’integrità delle persone, delle coppie e delle famiglie. Riguarda soprattutto la mente. Praticando questo precetto, mente e cuore sradicheranno completamente la tendenza alla pratica sessuale scorretta. Per alcune persone questo precetto sarà facile da seguire, ma sicuramente per altri richiederà maggiore sforzo. In un rapporto affettivo e sessuale, si mettono in gioco sia il proprio corpo che il proprio spirito (da non intendersi, però, come “anima”) e, per questo motivo, non dovrebbe essere praticato inconsapevolmente. In una relazione sessuale offrite completamente voi stessi all’altro ed è quindi importante, secondo me, che certi momenti vengano portati avanti con la persona speciale, con chi si ama in maniera autentica. Quando il rapporto è fatto di fiducia, tenerezza, attenzione ed estrema cura verso l’altro, solo in questo caso si potrà vivere una sorta di comunicazione profonda di gioia e di pace, da cuore a cuore, senza venir feriti o danneggiati. Sia chiaro dunque che l’Amore è molto di più del sesso. E’ qualcosa che va ben oltre, a cui è difficile se non impossibile attaccare parole. Amore porta felicità e non sofferenza! Un discepolo del Buddha dovrebbe sforzarsi di praticare il terzo precetto nella propria relazione di coppia, sia egli omosessuale od eterosessuale! “La natura dell’uomo è complicata, è come un folto boschetto senza entrata e dove è arduo penetrare”. Il discepolo del Buddha, avviato dall’insegnamento e seguendo i cinque precetti, vive così la via della trasformazione verso la natura di Buddha. Il terzo precetto, assieme ed interdipendentemente agli altri quattro, fa sbocciare la compassione. Il terzo precetto, mette in guardia dalla violenza carnale, dal persuadere qualcuno ad avere rapporti sessuali contro la propria volontà, dall’avere rapporti sessuali con minori, con animali, con persone sposate o sottoposte alla tutela dei genitori o di un tutore, dall’infedeltà nel contesto di una relazione di coppia.
Agli omosessuali di altre religioni, consiglierei le stesse cose, ma anche di cercare di comprendere le motivazioni dottrinali seguite dalla propria religione nei confronti dell’omosessualità: poi, accettarle o meno, sarà una scelta personale e spero consapevole. Agli omosessuali cristiani e cattolici che dovessero leggere questa lettera, direi ancora di vivere la propria situazione ed una eventuale relazione in maniera naturale, seria e felice. So che ci sono molti cattolici omosessuali che lottano, in forme diverse, per far cambiare idea al clero nei loro confronti. Io credo che, dal canto suo, la chiesa cattolica sia coerente: la chiesa, che piaccia o no, segue un canone composto da antichi testi su cui viene presa una chiara direzione nei confronti dell’omosessualità. Segue così un insegnamento, basato su questi testi, e considerato come verità. Il tono della mia lettera, infatti, è mirato più che altro a quelle molte, forse troppe, situazioni in cui questa istituzione, imponendo la propria fede, interferisce nella politica di certi Paesi, in particolare del nostro, come se la sua verità fosse l’unica, offendendo, spesso, gay e lesbiche. Se una persona omosessuale si sente cattolica e desidera perseguire tale dottrina, a mio avviso dovrebbe allora accettarne totalmente l’insegnamento. Altrimenti, se porta in sé dei dubbi sulla capacità delle proprie guide o su alcune parti della dottrina, che senso può
avere continuare per quella strada? Perlomeno, nel cattolicesimo non sono previste forme di tortura o pene capitali tipo la lapidazione, presenti in altre “religioni”. Un fedele omosessuale dovrebbe dunque comprendere e portare pazienza, sperando che le autorità ecclesiastiche cambino qualche atteggiamento, magari mostrando loro che omosessualità è amore e rispetto, ugualmente a quello vissuto dagli eterosessuali, e che essere omosessuali significa vivere la propria natura, rispettando l’insegnamento di dio. Credo che se dio è amore non potrà non vedere l’autenticità dell’amore tra due gay o tra due lesbiche che seguono una retta condotta di vita.
A tutti i gay e le lesbiche che soffrono a causa di pregiudizi, incomprensioni e discriminazione, consiglierei di praticare la meditazione del respiro profondo. Nei momenti più difficili trovate un luogo tranquillo dove potervi mettere a vostro agio, seduti, con la schiena ben dritta e gli occhi socchiusi. Abbassate le palpebre e cercate di rimanere concentrati sul respiro. Osservate e siate consapevoli di ogni vostra inspirazione ed espirazione. Immaginate che l’aria che entra durante l’inspirazione prenda la sofferenza e la trasporti via, fuori da voi, con l’espirazione. State in meditazione per un tempo minimo di dieci minuti. Questa meditazione è laica e quindi può essere praticata da chiunque, al di là della propria fede religiosa.
Ai genitori di ragazzi omosessuali consiglierei di non guardare i propri figli con gli occhi, spesso bigotti, della società, ma di capire che il cuore e i sentimenti di quel figlio o figlia che ha dichiarato il proprio essere, sono gli stessi di quel bimbo, dapprima desiderato e frutto dell’amore, e poi allevato, educato e amato per anni. Non limitatevi all’inclinazione sessuale di vostro figlio, guardate i suoi occhi quando si confronterà con voi. Quel figlio ha bisogno di essere capito, compreso da coloro che gli hanno dato la vita e che gli hanno trasmesso l’amore. Non fatevi ingannare dalla società, non abbiate paura di ciò che vi dirà. Ascoltate quel figlio che ha voluto farvi partecipi di ciò che sta scoprendo e gli sta succedendo. Poi, abbracciatelo, stringetelo come quando era bimbo, come avreste fatto prima di questo momento. Quel figlio ha bisogno di voi! Non è necessario dire qualcosa, basta ascoltarlo col cuore. Ricordatevi: è vostro figlio!
Sono infine convinto che le persone omosessuali vadano supportate, ma non come lo intende la chiesa nella “Lettera ai vescovi della chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali” scritta da Ratzinger nel lontano 1986 (specie nei punti 14, 15, 16, 17). Personalmente credo che queste persone debbano essere protette non da loro stessi, bensì dalla società. Le persone omosessuali hanno bisogno dell’aiuto e dell’amore di tutti noi, per farli sentire accettati, compresi e “normali”, se vogliamo usare questa parola. Non hanno certo bisogno di programmi o strutture per essere “sprogrammati”: rabbrividisco quando sento certi discorsi che li paragonano a persone malate, deviate o peccatrici. Ricordiamoci sempre che tutto questo porta a grande sofferenza! Certe persone dovrebbero, piuttosto, chiedersi quale sia la fonte della loro paura. Probabilmente sono esattamente quest’ultimi, omofobici, ad avere veramente bisogno di aiuto e cure appropriate. Chi è in pace con se stesso accetta senza problemi l’altro.
Mi ritengo davvero fortunato perché ho incontrato persone che mi hanno confidato la loro omosessualità, pur facendolo con timore o vera paura di essere giudicati, rifiutati ed allontanati. Tutto ciò non dovrebbe succedere. A tutti gli omosessuali che leggeranno questa lettera non voglio dire di vivere la propria omosessualità, poiché lo trovo ormai scontato. Voglio dire loro, invece, di vivere pienamente il proprio Amore.
Spero che le mie provocazioni possano essere stato spunto di riflessione, per una maggiore attenzione verso le persone omosessuali, ricordando che non possono esserci amore, compassione, felicità o pace se questi sono nutriti dai pregiudizi. Mi sono basato, nonostante la mia ignoranza, sui testi del canone cattolico, per comprendere l’atteggiamento di questi nei confronti dell’omosessualità, ma ho evitato di menzionare le innumerevoli affermazioni di Ratzinger ed altri prelati apparse attraverso i media, sul tema. Nel caso qualcuno si sia sentito offeso o turbato dai contenuti di tale lettera, me ne scuso, confermando che non era affatto questa la mia intenzione. A coloro a cui questo scritto è servito come spunto di riflessione, chiedo di approfondire e meditare sull’argomento, poiché ad esserne toccati sono molte persone simili a noi. Infine dico a tutti di prendere questa lettera per quello che è, ossia dei fogli di carta scritti.
Grazie.
* Franz Fushin Zampiero è un monaco buddhista italiano. Risiedein provincia di Treviso. |