Comunicazione
LEGGI
LA RASSEGNA STAMPA
DELLA MANIFESTAZIONE
CUBA. LA QUESTIONE
DEI DIRITTI
Il 28 giugno 1969, a New York, la comunità
gay, lesbica e trans della città si ribellò alle
violenze della polizia locale che aveva aggredito per l’ennesima
volta gli avventori del bar Stonewall, dando vita alla prima manifestazione
omosessuale contro l’intolleranza e la discriminazione sociale.
Da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo si celebra il Gay
Pride, la giornata dell’orgoglio gay, lesbico e transgender,
la fine dell’invisibilità e l’affermazione
della loro identità in modo aperto.
Il prossimo 28 giugno a Roma avrà luogo
un evento di segno molto diverso. Il comitato “Difendiamo
Cuba” ha lanciato una manifestazione di solidarietà
al regime di Fidel Castro a cui hanno aderito importanti forze
della sinistra italiana, dal PdCI a Rifondazione, da “Socialismo
2000” ad alcuni parlamentari Verdi. In questi stessi giorni,
Amnesty International continua a denunciare inascoltata sia la
crescente violazione dei diritti umani a Cuba, sia le responsabilità
dell’embargo commerciale che, strangolando l’economia
cubana, viene utilizzato come giustificazione per la repressione
dei diritti ed i cui effetti negativi sulla nutrizione, la salute,
l'educazione non agevolano un percorso di democratizzazione di
Cuba.
Fra i diritti violati a Cuba ci sono quelli delle
persone omosessuali e transessuali, ancora privi della possibilità
di camminare a testa alta in un ambiente sicuro, impediti nei
loro diritti fondamentali e sottoposti al ricatto della legge.
E’ per questo che non ci ha fatto per niente piacere sapere
che gran parte della sinistra italiana si ritroverà proprio
in quella data a noi così cara a difendere le politiche
di un regime che impedisce a gay, lesbiche e trans di essere se
stessi alla luce del sole.
A Cuba la combinazione fra il tradizionale machismo
culturale delle aree latine e la subordinazione ideologica dei
diritti individuali a quelli sociali tipica dei paesi del socialismo
reale hanno creato una combinazione particolarmente esplosiva
per i gay.
Negli anni sessanta gli omosessuali venivano
spediti ai lavori forzati. Nel 1971 il primo Congresso sull'educazione
e la cultura sancì che "le manifestazioni di omosessualità
non possono essere tollerate", con la conseguenza dell'espulsione
da scuole e università di studenti e docenti gay. Nel 1978
ai medici omosessuali venne impedito l'esercizio della professione
e lo Statuto dei lavoratori stabilì il licenziamento dei
lavoratori gay.
Nel 1980 il regime decise di allentare un po’
la pressione offrendo alle persone omosessuali, come ad altri
soggetti considerati antisociali, la possibilità di lasciare
Cuba. L’atteggiamento del governo cubano oscillò
per alcuni anni fra repressione normativa e una certa tolleranza
effettiva.
Il codice penale del 30 aprile 1988 confermò
che rendere pubblica la propria omosessualità, così
come fare "avances amorose omosessuali", fosse punito
da tre mesi ad un anno. Sfidando l’arresto, il 28 luglio
del 1994 un gruppo di gay e lesbiche, riuniti al Parco Almendares
all’Avana, diede vita alla prima Associazione Cubana Gay
e Lesbica. Nel settembre 1995, alla IV Conferenza delle Donne
di Pechino, Cuba aderì alla proposta di inserire un riferimento
all’orientamento sessuale nel documento programmatico, lasciando
intravedere la possibilità di una nuova fase. Ma non durò
a lungo.
Nel 1997 il governo mise in atto un giro di vite.
L’Associazione formata nel 1994 fu sciolta e i suoi membri
messi agli arresti domiciliari per qualche tempo. Da allora non
è più stato possibile realizzare l’obiettivo
della costruzione di una socialità gay alla luce del sole.
La repressione della polizia verso i luoghi d’incontro gay,
informalmente sorti all’Avana, non si è allentata.
L’accesso delle coppie dello stesso sesso ai locali pubblici
è stato limitato dalla polizia. Le retate nei locali si
sono intensificate: ne hanno fatte le spese anche il regista Pedro
Almodovar e lo stilista francese Jean Paul Gaultier, arrestati
nel settembre 1997 insieme a centinaia di altri clienti della
più popolare discoteca frequentata da gay dell’Avana,
El Periquiton, e rilasciati il giorno dopo dietro il pagamento
di una multa.
Qualche settimana fa, un importante esponente
dell’ambasciata cubana in Italia ha confermato pubblicamente,
rivendicandone la giustezza, la norma per cui gli insegnanti gay
sono espulsi dalle scuole cubane: un gay in cattedra determinerebbe
l’orientamento sessuale dei bambini. Meglio il licenziamento,
e per giusta causa.
L’idea che per difendere le conquiste sociali
o l’indipendenza di Cuba si debbano negare diritti civili
fondamentali non ci convince né ci piace. La libertà
non è un mezzo, e la sua violazione non può essere
giustificata chiamando in causa principi sovraordinati a cui sacrificare
l’esistenza concreta di donne e uomini. Né ci sembra
accettabile l’idea che negare diritti a gay, lesbiche e
trans sia necessario per tutelare valori più alti. Combattiamo
tenacemente questa impostazione, si tratti dell’Iran di
Khatami, dell’Italia di Woityla o della Cuba di Castro.
Per questo chiediamo agli organizzatori della
manifestazione in difesa di Cuba di accogliere questa nostra richiesta:
spostate la data della manifestazione. Liberate il 28 giugno da
una sovrapposizione lacerante. Date al governo di Castro un segnale
chiaro, che segni la distanza dell’opinione pubblica italiana,
anche di quella più vicina a Cuba, da un’inutile
e dolorosa repressione dell’identità di migliaia
di donne e uomini che reclamano solo di essere liberamente se
stessi.
Sergio Lo Giudice; Franco Grillini; Aurelio
Mancuso; Alberto Baliello; Michele Bellomo; Andrea Benedino; Giovanni
Dall'Orto; Alessio De Giorgi; Edoardo Del Vecchio; Marcella Di
Folco; Paolo Ferigo; Riccardo Gottardi; Cristina Gramolini; Mirella
Izzo; Massimo Mazzotta; Fabio Omero; Vanni Piccolo; Luca Ruiu;
Renato Sabbadini; Gianpaolo Silvestri; Delia Vaccarello; Luigi
Valeri; Gianni Vattimo; Alessandro Zan

CUBA.
UNA RISPOSTA
Il 28 giugno è una data storica legata
indissolubilmente alla rivolta di Stonewall, quando nel 1969 un
gruppo di travestiti e di omosessuali si ribellò alla prevaricazione
e alla violenza della polizia statunitense. Una manifestazione
che si svolga sporadicamente e casualmente nello stesso giorno
non toglie nulla al significato della Giornata dell'Orgoglio Glbt
ma, nel caso dell'iniziativa "Difendiamo Cuba" può
essere invece occasione propizia per propositivamente segnalare
la grave situazione dei diritti civili negati e delle discriminazioni
riguardanti le persone omosessuali e transessuali dell'isola caraibica.
Chiedere e magari ottenere che venga tolto l'embargo
che ormai da molti anni costringe a condizioni difficili le donne
e gli uomini di Cuba non può che favorire il riconoscimento
dei diritti civili per tutti. "Difendiamo Cuba" non
è e non deve essere un appoggio incondizionato al governo
di Fidel Castro bensì una manifestazione a sostegno del
popolo cubano e contro l'embargo degli Stati Uniti d'America.
Siamo consapevoli che a Cuba manca un vero sistema
democratico, che vige la pena di morte (purtroppo come in altri
paesi del pianeta), che il suo parlamento si esprime sempre all'unanimità,
che esiste un partito unico, e che il "lider maximo"
ha potere decisionale supremo. Questa situazione non può
essere giustificata dall'aggressione internazionale in primis
degli Usa, e noi possiamo e dobbiamo mobilitarci affinché
si realizzi una democratizzazione reale basata sull'autodeterminazione
del popolo cubano e sul riconoscimento dei diritti umani e civili.
Proprio perché ci sentiamo partecipi della
lotta del popolo cubano e delle sue ragioni politiche, crediamo
che sia fondamentale dire che non vi può essere giustificazione
alla limitazione dei diritti a Cuba, e che questo tema è
parte costitutiva delle nostre iniziative di sostegno. Un evento
come Stonewall, a distanza di più di trenta anni, potrebbe
verificarsi anche a Cuba, diventando un segnale forte per un cambiamento
di giustizia e dignità.
La comunità Glbt italiana, come quella
internazionale, può dare un notevole contributo per migliorare
le condizioni di vita delle persone omosessuali e transessuali
che vivono a Cuba e in tutti gli altri paesi del mondo dove sono
perseguitate per le idee, l'orientamento sessuale, l'identità
di genere. Sappiamo benissimo che sono pochissimi gli Stati dove
i cittadini Glbt hanno gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali,
e l'Italia non appartiene a questa cerchia ristretta.
Negli Stati Uniti, nazione che si è proclamata
"controllore del mondo" e che ha deciso di imporre il
suo modello politico, economico, culturale, anche attraverso la
guerra, ben 18 di 50 stati dell'Unione hanno leggi che puniscono
l'omosessualità e spesso con pene ben più gravi
di quelle inflitte a Cuba. Sono quasi un centinaio gli Stati nel
pianeta dove l'orientamento omosessuale è un reato come
a Cuba.
Ci chiediamo per quali ragioni alcuni esponenti
del movimento Glbt italiano stabiliscano due pesi e due misure
con il rischio di alimentare l'isolamento in primis verso il popolo
cubano, fra cui gay, lesbiche e transessuali se non la strumentalizzazione.
Questo isolamento è il primo problema che abbiamo di fronte
per il processo democratico a Cuba e l'affermazione dei diritti
civili. Ed è quello che va spezzato, con la fine dell'embargo.
Noi proponiamo, in questo senso, un'azione politica
intransigente, di pressione verso il governo cubano, e al contempo
di cooperazione, di scambio politico e culturale con i gruppi
omosessuali cubani e quelli per i diritti civili, per rafforzare
l'asse di un processo politico democratico.
Saverio Aversa, Titti De Simone, Nichi
Vendola.

CUBA
E I DIRITTI CIVILI
Gli eventi cubani dello scorso mese hanno riaperto
il controverso dibattito dei diritti umani e civili nei paesi
a sistema socialista, determinando un forte e lacerante contrasto
all'interno della Sinistra, italiana in particolare. Stante che
la democrazia rappresenta un'opzione abbracciata dal partito comunista
italiano decenni fa, riteniamo che l'approccio alla questione
cubana debba essere laicamente scevro da filtri e chiavi di lettura
occidentali. La pena di morte e le vessazioni nei confronti degli
oppositori sono pratiche che rifiutiamo e denunciamo, tuttavia
riteniamo opportuno contestualizzarli e comprendere, senza giustificare,
la realtà dell'esperienza rivoluzionaria cubana, che da
quasi mezzo secolo resiste alle porte degli USA, malgrado un embargo
e una continua guerra "sotto pelle".
Come omosessuali e transessuali comunisti siamo stati spesso chiamati
a rendere conto della situazione di persone come noi a Cuba, traslando
frequentemente il confronto dal tema dei diritti di alcuni cittadini
al piano della critica all'intera situazione cubana.
Utilizzare questo delicatissimo problema dei diritti per giungere
alla condanna totale della Rivoluzione ci pare pretestuoso e ipocrita.
Pretestuoso per il fatto che, per il difetto di alcune libertà,
non può essere criticata, nella sua completezza, questa
esperienza; ipocrita perché si bolla con marchio d'infamia
uno Stato per la politica discriminatoria nei confronti di persone
glbtt senza, allo stesso tempo, spendere una parola nei confronti
della maggior parte delle nazioni democratiche, elette a modello
ed emblema di libertà, dove i diritti sono bel lungi dall'essere
acquisiti. L'esistenza stessa di un ricco e battagliero associazionismo
per i diritti glbt è un lampante sintomo di ciò.
Il nostro scopo non è quello di fornire alcun alibi ai
compagni cubani per i propri errori, bensì quello di richiedere
con forza che il dibattito e la lotta per i nostri diritti assuma
quell'universalità e quella trasversalità che gli
spetterebbe, evitando di renderci pedine di giochi politici ed
ideologici. Partendo dal presupposto per cui, salvo isole felici,
i diritti civili sono bel lungi dall'essere acquisiti.
Per parte nostra, come amici di Cuba e del suo popolo, ci adopereremo
nel consigliare alla dirigenza castrista di operare per la costruzione
di una società che sappia rispettare e valorizzare le diversità.
Coordinamento "Pasolini" - Coordinamento GLBT
del PdCI

CUBA.
LA POSIZIONE DEL GLO
In quanto gruppo comunista, il GLO è convinto
che le pratiche politiche dei comunisti debbano essere improntate
ai valori della pace e della libertà e al rispetto dei
diritti umani e civili. Pur esprimendo solidarietà con
la resistenza anticapitalista di Cuba, in questo momento storico
il GLO ritiene, pertanto, inopportuna la manifestazione in solidarietà
con Cuba organizzata a Roma in data 28 giugno, anniversario della
rivolta di Stonewall che ogni anno il movimento glbtq celebra
nei pride.
GLO Gruppo di Liberazione Omosessuale
Partito della Rifondazione Comunista - Federazione di Milano

CUBA
E "IL FOGLIO"
Roma. No, con Cuba e con Fidel non si può.
La questione, alcuni giorni fa, l’avevano lanciata numerosi
esponenti delle associazioni omosessuali, contestando la manifestazione
– indetta per oggi pomeriggio a Roma dal Pdci di Oliviero
Diliberto e Armando Cossutta – di solidarietà con
il regime castrista, per “la cessazione del bloqueo e dell’aggressione
statunitense”, proprio nel giorno del gay pride mondiale,
anniversario dell’irruzione della polizia nel bar Stonewall
di New York. Capitanati dal deputato diessino Franco Grillini,
i gay chiedevano agli organizzatori (partecipano anche Rifondazione,
un paio di deputati verdi, alcuni centri sociali e qualche prete
come don Vitaliano della Sala) di ripensare “l’opportunità
di svolgere questa manifestazione: liberate il 28 giugno da una
sovrapposizione lacerante”. In un documento, pubblicato
sulla prima pagina dell’Unità, hanno ricordato che
“fra i diritti violati a Cuba ci sono quelli delle persone
omosessuali e transessuali… impediti nei loro diritti fondamentali
e sottoposti al ricatto della legge”, schiacciati dalla
repressione “tipica dei paesi del socialismo reale”
oltre che dal “machismo culturale delle aree latine”.
A sorpresa, la richiesta è stata sottoscritta, in questi
giorni, da più di sessanta parlamentari della sinistra,
dal leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio a diversi esponenti
della Margherita, e persino da una deputata del Pdci, Gabriella
Pistone. Ma la stragrande maggioranza delle firme è stata
raccolta tra gli eletti dei Ds. Tra gli esponenti di via Nazionale
ci sono Luciano Violante, Livia Turco, Fabio Mussi, Anna Finocchiaro,
Pietro Folena, Giovanna Melandri, Vincenzo Visco, Umberto Ranieri,
oltre alla responsabile Esteri del partito, Marina Sereni. Il
fatto che si voglia “difendere un regime che impedisce a
gay, lesbiche e trans di essere se stessi alla luce del sole”,
recita il documento sottoscritto, “non ci ha fatto per niente
piacere”. Si chiede di dare a Castro “un segnale chiaro”,
contro “un’inutile e dolorosa repressione dell’identità
di migliaia di donne e uomini che reclamano soltanto di essere
liberamente se stessi”. Quasi un’inversione di tendenza,
rispetto al silenzio su Cuba osservato fino a poco tempo fa. E
rotto clamorosamente, nelle settimane scorse, dal segretario piemontese
dei Ds, Pietro Marcenaro, che ha apertamente contestato la partecipazione
dell’ambasciatrice cubana a un convegno torinese sulle donne
e la guerra di Liberazione. Di più: Marcenaro ha anche
proposto, e fatto approvare dal consiglio regionale del Piemonte,
un documento votato pure dal centrodestra in cui si chiede la
fine dell’embargo americano, ma anche la fine “dell’embargo
democratico messo in atto dal regime autoritario contro il popolo
cubano”. Doppia appartenenza per Nichi Vendola E i promotori
dell’iniziativa come replicano? Oliviero Diliberto, segretario
del Pdci, non si sposta, precisa, “nemmeno di un millimetro”.
Dice: “Non ho dubbi sul fatto che ogni discriminazione verso
gli omosessuali vada contrastata. Ma nella maggior parte dei paesi
arabi amici degli Usa è ancora peggio. Quindi, come sempre,
due pesi e due misure. Cuba è assediata perché lì
c’è il sistema socialista, tutto il resto sono chiacchiere”.
Mica tanto… “Una nostra associazione, il Circolo Pasolini,
con il pieno assenso del partito, ha scritto una lettera all’ambasciatrice
cubana per chiedere un incontro tra comunisti per modificare questa
posizione”. Dunque non cambiate idea, anche se vengono invocati
i diritti civili? “Il primo diritto è vivere. Dunque
difendiamo Cuba”. In piazza ci sarà anche Nichi Vendola,
omosessuale e deputato di Rifondazione. Non si sente in contraddizione?
“Provo forte solidarietà per la storia e la rivoluzione
cubana, e incazzatura per le sue scelte repressive. Ma non sento
questi sentimenti in contrasto l’uno con l’altro.
Per gli omosessuali è molto più drammatica la situazione
in alcuni Stati degli Usa che non a Cuba”. E attacca il
documento dei dirigenti dei movimenti gay: “Presuntuoso
e bigotto. Sono simili a quelli che non volevano il gay pride
a Padova perché c’era la settimana santa. Provino
con argomenti più seri”. Qualche dubbio, invece,
è venuto al Verde Paolo Cento, che pure ha aderito all’iniziativa:
“Hanno fatto bene a porre la questione. L’ho fatto
anch’io con gli organizzatori. Se interverrò in piazza,
solleverò il problema dei diritti dei gay a Cuba”.
Anche se “è un paese affamato dall’embargo
americano”. Che col sesso e tutto il resto, però,
va poi a capire che cavolo c’entri.
Articolo de "Il Foglio" del
28/06/2003

CUBA VISTA DA CUBA
XVI° Congresso Mondiale di Sessuologia
Un richiamo all’etica professionale, agli impegni con i
popoli e alla responsabilità scientifica, sociale e politica
sono stati sostenuti da Mariela Castro Espín, direttrice
del Centro Nazionale di Educazione sessuale e Presidentessa del
XVIº Congresso Mondiale di Sessuologia durante l’inaugurazione
di questo incontro al quale stanno partecipando più di
1000 delegati di 70paesi.
“La sessualità non è estranea alle complesse
condizioni di sviluppo umano e non la si può lasciare al
margine della politica pubblica e delle strategie di sviluppo
dei paesi” ha segnalato Mariela, Master in Sessuologia,
che ha aggiunto che l’articolazione delle dimensioni della
sessualità si trova esattamente al centro della sopravvivenza
e delle potenzialità dell’essenza umana.
Dopo aver esposto alcune riflessioni sulla marginalità,
l’esclusione, l’iniquità e la povertà
che proliferano sotto l’ombra del flagello neo - liberale,
la Presidentessa di questo Congresso ha affermato che oggi si
impone la collocazione della giustizia sociale come nucleo essenziale
dal quale partire per esaltare la cultura del rispetto, della
diversità, per costruire i consensi necessari e per promuovere
una partecipazione più attiva, un giudizio critico e un
nuovo negoziato costante dei contratti di potere tra uomo e donna,
tra bambino e bambina, adolescenti, giovane o anziani, in ogni
circostanza della vita.
“Resta molto da fare in materia di azioni concrete per poter
incontrare le soluzioni adeguate e necessarie, che passano dall’applicazione
e dalla messa in pratica di politiche coerenti con i desideri
sociali dell’essere umano”, ha sostenuto Mariela.
Marc Ganem, Presidente dell’Associazione Mondiale di Sessuologia
(WAS) ha detto che tra le principali linee di lavoro di questa
organizzazione si include la salute sessuale ed ha segnalato che
il sesso non è solo riproduzione ma che è soprattutto
una via per l’amore verso se stessi e verso gli altri che
implica un forte nozione di rispetto verso il proprio corpo e
verso la sessualità stessa, grazie alla quale apprendiamo
a vivere e ad amare.
Durante la cerimonia di inaugurazione del Congresso, Vilma Espín,
Presidentessa della FMC, la Federazione delle Donne cubane, ha
parlato di sessualità e sviluppo umano, nei discorsi e
nelle azioni, segnalando la necessità di far sì
che i giovani ricevano un’educazione di qualità,
con chiari concetti scientifici che permettano loro di prendere
decisioni e di vivere una vita sessuale piena, sana, molto piacevole
e responsabile.
L’educazione sessuale è molto di più di quelle
conoscenze che vengono impartite e che fanno conoscere i meccanismi
di riproduzione umana. Si deve dare un’educazione che permetta
di far scomparire lo sfruttamento dell’essere umana da parte
di un altro, si deve insegnare il principio delle opportunità
uguali per tutti, il rispetto assoluto.
Si deve insegnare a non discriminare le persone con
tendenze sessuali minoritarie, si deve imparare ad amare e ad
essere amati, con la partecipazione di tutta la società.
Cuba può dare molte lezioni in questo senso, ha affermato
Tomris Türmen, dottoressa, Direttrice esecutiva del Programma
Salute per la Famiglia e la Comunità della OMS (l’Organizzazione
Mondiale della Salute), riferendosi al sistema di insegnamento
elementare che si imparte nell’Isola e all’appoggio
che Cuba offre a altre nazioni con l’aiuto di professionisti
molto ben preparati e di un ottimo sistema di salute per tutti.
Nel suo discorso: ”La salute sessuale e della riproduzione,
un imperativo per la salute pubblica globale”, la funzionaria
ha avvisato che il trasferimento del sesso dalla sfera personale
a quella pubblica deve avvenire con attenzione, perchè
il sesso va umanizzato.
Si deve demistificarlo, si deve rispettare il luogo che occupa
nelle nostre vite, si devono evitare le trappole del commercio
o il sesso visto come malattia...
Questo Congresso è l’appuntamento più importante
organizzato dal WAS per lo scambio di esperienze e il dibattito
scientifico; nell’occasione erano presenti Concepción
Campas, membro del Burò Politico del PCC, il Ministro della
Sanità di Cuba, Damodar Peña, Gina Candini, Direttrice
dell’Organizzazione Panamericana della Sanità e molti
altri dirigenti e invitati che hanno assistito con piacere a un’interpretazione
della Compagnia del Gruppo Teatrale infantile “La Colmenita”.
(Articolo apparso su "Granma", quotidiano governativo
cubano, del 12 marzo 2003)
L'integrazione per trattare la sessualità
I cubani, esseri caratterizzati da una particolare sensualità
che risale dagli incroci culturali e abbina il calore e l'esibizionismo
- nel migliore senso - del tropico, di solito considerano la sessualità
come un elemento importante della vita. Ma, al di là della
civetteria dei costumi, la sessualità esiste in tutti noi,
nel suo rapporto sanguigno con la salute mentale e fisica, perfino
con quella sociale.
Partendo da questa condizione Cuba ha disegnato una strategia
nazionale per l'educazione della sessualità come forma
per promuovere il benessere e la qualità di vita della
popolazione.
E' curioso, ma quando si naviga in Internet, non si trovano politiche
di educazione sessuale o strategie di salute a scala nazionale
in molti paesi. Generalmente le fondazioni, gli enti non governativi,
gli istituti scientifici privati sono incaricati della ricerca
specializzata o della promozione della salute in questo campo.
L'approccio clinico prevale.
Anche se a Cuba gli studi e le politiche nazionali rispetto alla
sessualità e al genere sono stati promossi da una Organizzazione
non Governativa, la Federazione delle Donne Cubane, alla ricerca
di un maggiore sviluppo e un migliore livello di vita per la donna
e la famiglia, la convocazione sul tema è stata fatta partendo
dall'integrazione multidisciplinare e dal lavoro multi - settoriale.
Nel 1977 venne creato il Iº gruppo Nazionale di Lavoro per
l’Educazione Sessuale, divenuto Centro Nazionale di Educazione
Sessuale (CENESEX) nel 1989. Questa istituzione coordina e dirige
il Programma Nazionale di Educazione Sessuale, strettamente vincolato
ai ministeri della Sanità Pubblica, dell'Educazione e con
la Federazione delle Donne Cubane.
Le sue funzioni principali riguardano la docenza, la ricerca,
l'orientamento e la terapia sessuale. Inoltre il suo personale
lavora nelle comunità e nelle campagne di educazione sociale,
usando i mezzi di comunicazione.
Nello studio Educazione della Sessualità a Cuba: Nuove
sfide, la direttrice del CENESEX, Mariela Castro Espín,
afferma: "L'obiettivo di questa istituzione è promuovere
l'educazione della sessualità da un punto di vista di integrazione,
che contribuisca a crescere ed imparare, ad accettare nuovi significati
per rompere vecchie norme e stereotipi maschilisti e rendere visibili
le contraddizioni e le posizioni che riducono la sessualità,
per superarle".
Tutti questi atteggiamenti hanno la tendenza ad ignorare ed escludere
ciò che è “differente”.
La strategia cubana di sviluppo colloca gli esseri umani, senza
discriminazione di nessun tipo, al centro dei suoi obiettivi.
La tolleranza, il rispetto, la sana convivenza tra i due sessi,
in accordo con le esigenze sociali, sono possibili tramite l'integrazione,
non solo di coloro che scelgono le politiche, ma anche degli attori
sociali (la famiglia, la scuola, la comunità).
L'Educazione Sessuale nella maggiore delle Antille è stata
inclusa nel curriculum scolastico nel 1986. Dieci anni dopo è
stata riprogrammata e aggiornata da un punto di vista teorico
e metodologico, per estenderla in tutti i programmi di materie
nel 100% dei centri di insegnamento, dal livello pre scolastico
fino alla formazione del personale docente, all'educazione dopo
la laurea, nell'Università Pedagogica dell'Avana e nel
Centro Nazionale di Educazione Sessuale.
La preparazione o formazione delle risorse umane in materia di
sessualità è stata una necessità del Programma
Nazionale.
Creare negli adolescenti e giovani la responsabilità individuale
va al di là della conoscenza dei metodi contraccettivi.
Alcuni programmi che sono stati sviluppati a Cuba come "Para
la vida", tentano anche di insegnare ai genitori come educare
i loro figli, specialmente in un tema considerato ancora tabù
in molte famiglie.
La maggioranza dei ricercatori del XXº secolo ha accentuato
l'idea che non si possono formare valori, convinzioni e modelli
morali sessuali in forma arbitraria e spontanea. Questo giudizio
viene approvato e condiviso dalla strategia cubana per una sessualità
responsabile e piacevole.
(Articolo apparso su "Granma", quotidiano governativo
cubano, del 5 marzo 2003)