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Comunicazione / Comunicati Stampa / 24.06.03 - Cuba: la questione dei diritti 

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LEGGI LA RASSEGNA STAMPA
DELLA MANIFESTAZIONE


CUBA. LA QUESTIONE DEI DIRITTI

Il 28 giugno 1969, a New York, la comunità gay, lesbica e trans della città si ribellò alle violenze della polizia locale che aveva aggredito per l’ennesima volta gli avventori del bar Stonewall, dando vita alla prima manifestazione omosessuale contro l’intolleranza e la discriminazione sociale. Da quel giorno, ogni anno, in tutto il mondo si celebra il Gay Pride, la giornata dell’orgoglio gay, lesbico e transgender, la fine dell’invisibilità e l’affermazione della loro identità in modo aperto.

Il prossimo 28 giugno a Roma avrà luogo un evento di segno molto diverso. Il comitato “Difendiamo Cuba” ha lanciato una manifestazione di solidarietà al regime di Fidel Castro a cui hanno aderito importanti forze della sinistra italiana, dal PdCI a Rifondazione, da “Socialismo 2000” ad alcuni parlamentari Verdi. In questi stessi giorni, Amnesty International continua a denunciare inascoltata sia la crescente violazione dei diritti umani a Cuba, sia le responsabilità dell’embargo commerciale che, strangolando l’economia cubana, viene utilizzato come giustificazione per la repressione dei diritti ed i cui effetti negativi sulla nutrizione, la salute, l'educazione non agevolano un percorso di democratizzazione di Cuba.

Fra i diritti violati a Cuba ci sono quelli delle persone omosessuali e transessuali, ancora privi della possibilità di camminare a testa alta in un ambiente sicuro, impediti nei loro diritti fondamentali e sottoposti al ricatto della legge. E’ per questo che non ci ha fatto per niente piacere sapere che gran parte della sinistra italiana si ritroverà proprio in quella data a noi così cara a difendere le politiche di un regime che impedisce a gay, lesbiche e trans di essere se stessi alla luce del sole.

A Cuba la combinazione fra il tradizionale machismo culturale delle aree latine e la subordinazione ideologica dei diritti individuali a quelli sociali tipica dei paesi del socialismo reale hanno creato una combinazione particolarmente esplosiva per i gay.

Negli anni sessanta gli omosessuali venivano spediti ai lavori forzati. Nel 1971 il primo Congresso sull'educazione e la cultura sancì che "le manifestazioni di omosessualità non possono essere tollerate", con la conseguenza dell'espulsione da scuole e università di studenti e docenti gay. Nel 1978 ai medici omosessuali venne impedito l'esercizio della professione e lo Statuto dei lavoratori stabilì il licenziamento dei lavoratori gay.

Nel 1980 il regime decise di allentare un po’ la pressione offrendo alle persone omosessuali, come ad altri soggetti considerati antisociali, la possibilità di lasciare Cuba. L’atteggiamento del governo cubano oscillò per alcuni anni fra repressione normativa e una certa tolleranza effettiva.

Il codice penale del 30 aprile 1988 confermò che rendere pubblica la propria omosessualità, così come fare "avances amorose omosessuali", fosse punito da tre mesi ad un anno. Sfidando l’arresto, il 28 luglio del 1994 un gruppo di gay e lesbiche, riuniti al Parco Almendares all’Avana, diede vita alla prima Associazione Cubana Gay e Lesbica. Nel settembre 1995, alla IV Conferenza delle Donne di Pechino, Cuba aderì alla proposta di inserire un riferimento all’orientamento sessuale nel documento programmatico, lasciando intravedere la possibilità di una nuova fase. Ma non durò a lungo.

Nel 1997 il governo mise in atto un giro di vite. L’Associazione formata nel 1994 fu sciolta e i suoi membri messi agli arresti domiciliari per qualche tempo. Da allora non è più stato possibile realizzare l’obiettivo della costruzione di una socialità gay alla luce del sole. La repressione della polizia verso i luoghi d’incontro gay, informalmente sorti all’Avana, non si è allentata. L’accesso delle coppie dello stesso sesso ai locali pubblici è stato limitato dalla polizia. Le retate nei locali si sono intensificate: ne hanno fatte le spese anche il regista Pedro Almodovar e lo stilista francese Jean Paul Gaultier, arrestati nel settembre 1997 insieme a centinaia di altri clienti della più popolare discoteca frequentata da gay dell’Avana, El Periquiton, e rilasciati il giorno dopo dietro il pagamento di una multa.

Qualche settimana fa, un importante esponente dell’ambasciata cubana in Italia ha confermato pubblicamente, rivendicandone la giustezza, la norma per cui gli insegnanti gay sono espulsi dalle scuole cubane: un gay in cattedra determinerebbe l’orientamento sessuale dei bambini. Meglio il licenziamento, e per giusta causa.

L’idea che per difendere le conquiste sociali o l’indipendenza di Cuba si debbano negare diritti civili fondamentali non ci convince né ci piace. La libertà non è un mezzo, e la sua violazione non può essere giustificata chiamando in causa principi sovraordinati a cui sacrificare l’esistenza concreta di donne e uomini. Né ci sembra accettabile l’idea che negare diritti a gay, lesbiche e trans sia necessario per tutelare valori più alti. Combattiamo tenacemente questa impostazione, si tratti dell’Iran di Khatami, dell’Italia di Woityla o della Cuba di Castro.

Per questo chiediamo agli organizzatori della manifestazione in difesa di Cuba di accogliere questa nostra richiesta: spostate la data della manifestazione. Liberate il 28 giugno da una sovrapposizione lacerante. Date al governo di Castro un segnale chiaro, che segni la distanza dell’opinione pubblica italiana, anche di quella più vicina a Cuba, da un’inutile e dolorosa repressione dell’identità di migliaia di donne e uomini che reclamano solo di essere liberamente se stessi.

Sergio Lo Giudice; Franco Grillini; Aurelio Mancuso; Alberto Baliello; Michele Bellomo; Andrea Benedino; Giovanni Dall'Orto; Alessio De Giorgi; Edoardo Del Vecchio; Marcella Di Folco; Paolo Ferigo; Riccardo Gottardi; Cristina Gramolini; Mirella Izzo; Massimo Mazzotta; Fabio Omero; Vanni Piccolo; Luca Ruiu; Renato Sabbadini; Gianpaolo Silvestri; Delia Vaccarello; Luigi Valeri; Gianni Vattimo; Alessandro Zan

CUBA. UNA RISPOSTA

Il 28 giugno è una data storica legata indissolubilmente alla rivolta di Stonewall, quando nel 1969 un gruppo di travestiti e di omosessuali si ribellò alla prevaricazione e alla violenza della polizia statunitense. Una manifestazione che si svolga sporadicamente e casualmente nello stesso giorno non toglie nulla al significato della Giornata dell'Orgoglio Glbt ma, nel caso dell'iniziativa "Difendiamo Cuba" può essere invece occasione propizia per propositivamente segnalare la grave situazione dei diritti civili negati e delle discriminazioni riguardanti le persone omosessuali e transessuali dell'isola caraibica.

Chiedere e magari ottenere che venga tolto l'embargo che ormai da molti anni costringe a condizioni difficili le donne e gli uomini di Cuba non può che favorire il riconoscimento dei diritti civili per tutti. "Difendiamo Cuba" non è e non deve essere un appoggio incondizionato al governo di Fidel Castro bensì una manifestazione a sostegno del popolo cubano e contro l'embargo degli Stati Uniti d'America.

Siamo consapevoli che a Cuba manca un vero sistema democratico, che vige la pena di morte (purtroppo come in altri paesi del pianeta), che il suo parlamento si esprime sempre all'unanimità, che esiste un partito unico, e che il "lider maximo" ha potere decisionale supremo. Questa situazione non può essere giustificata dall'aggressione internazionale in primis degli Usa, e noi possiamo e dobbiamo mobilitarci affinché si realizzi una democratizzazione reale basata sull'autodeterminazione del popolo cubano e sul riconoscimento dei diritti umani e civili.

Proprio perché ci sentiamo partecipi della lotta del popolo cubano e delle sue ragioni politiche, crediamo che sia fondamentale dire che non vi può essere giustificazione alla limitazione dei diritti a Cuba, e che questo tema è parte costitutiva delle nostre iniziative di sostegno. Un evento come Stonewall, a distanza di più di trenta anni, potrebbe verificarsi anche a Cuba, diventando un segnale forte per un cambiamento di giustizia e dignità.

La comunità Glbt italiana, come quella internazionale, può dare un notevole contributo per migliorare le condizioni di vita delle persone omosessuali e transessuali che vivono a Cuba e in tutti gli altri paesi del mondo dove sono perseguitate per le idee, l'orientamento sessuale, l'identità di genere. Sappiamo benissimo che sono pochissimi gli Stati dove i cittadini Glbt hanno gli stessi diritti dei cittadini eterosessuali, e l'Italia non appartiene a questa cerchia ristretta.

Negli Stati Uniti, nazione che si è proclamata "controllore del mondo" e che ha deciso di imporre il suo modello politico, economico, culturale, anche attraverso la guerra, ben 18 di 50 stati dell'Unione hanno leggi che puniscono l'omosessualità e spesso con pene ben più gravi di quelle inflitte a Cuba. Sono quasi un centinaio gli Stati nel pianeta dove l'orientamento omosessuale è un reato come a Cuba.

Ci chiediamo per quali ragioni alcuni esponenti del movimento Glbt italiano stabiliscano due pesi e due misure con il rischio di alimentare l'isolamento in primis verso il popolo cubano, fra cui gay, lesbiche e transessuali se non la strumentalizzazione. Questo isolamento è il primo problema che abbiamo di fronte per il processo democratico a Cuba e l'affermazione dei diritti civili. Ed è quello che va spezzato, con la fine dell'embargo.

Noi proponiamo, in questo senso, un'azione politica intransigente, di pressione verso il governo cubano, e al contempo di cooperazione, di scambio politico e culturale con i gruppi omosessuali cubani e quelli per i diritti civili, per rafforzare l'asse di un processo politico democratico.

Saverio Aversa, Titti De Simone, Nichi Vendola.

CUBA E I DIRITTI CIVILI

Gli eventi cubani dello scorso mese hanno riaperto il controverso dibattito dei diritti umani e civili nei paesi a sistema socialista, determinando un forte e lacerante contrasto all'interno della Sinistra, italiana in particolare. Stante che la democrazia rappresenta un'opzione abbracciata dal partito comunista italiano decenni fa, riteniamo che l'approccio alla questione cubana debba essere laicamente scevro da filtri e chiavi di lettura occidentali. La pena di morte e le vessazioni nei confronti degli oppositori sono pratiche che rifiutiamo e denunciamo, tuttavia riteniamo opportuno contestualizzarli e comprendere, senza giustificare, la realtà dell'esperienza rivoluzionaria cubana, che da quasi mezzo secolo resiste alle porte degli USA, malgrado un embargo e una continua guerra "sotto pelle".
Come omosessuali e transessuali comunisti siamo stati spesso chiamati a rendere conto della situazione di persone come noi a Cuba, traslando frequentemente il confronto dal tema dei diritti di alcuni cittadini al piano della critica all'intera situazione cubana.
Utilizzare questo delicatissimo problema dei diritti per giungere alla condanna totale della Rivoluzione ci pare pretestuoso e ipocrita.
Pretestuoso per il fatto che, per il difetto di alcune libertà, non può essere criticata, nella sua completezza, questa esperienza; ipocrita perché si bolla con marchio d'infamia uno Stato per la politica discriminatoria nei confronti di persone glbtt senza, allo stesso tempo, spendere una parola nei confronti della maggior parte delle nazioni democratiche, elette a modello ed emblema di libertà, dove i diritti sono bel lungi dall'essere acquisiti. L'esistenza stessa di un ricco e battagliero associazionismo per i diritti glbt è un lampante sintomo di ciò.
Il nostro scopo non è quello di fornire alcun alibi ai compagni cubani per i propri errori, bensì quello di richiedere con forza che il dibattito e la lotta per i nostri diritti assuma quell'universalità e quella trasversalità che gli spetterebbe, evitando di renderci pedine di giochi politici ed ideologici. Partendo dal presupposto per cui, salvo isole felici, i diritti civili sono bel lungi dall'essere acquisiti.
Per parte nostra, come amici di Cuba e del suo popolo, ci adopereremo nel consigliare alla dirigenza castrista di operare per la costruzione di una società che sappia rispettare e valorizzare le diversità.

Coordinamento "Pasolini" - Coordinamento GLBT del PdCI

CUBA. LA POSIZIONE DEL GLO

In quanto gruppo comunista, il GLO è convinto che le pratiche politiche dei comunisti debbano essere improntate ai valori della pace e della libertà e al rispetto dei diritti umani e civili. Pur esprimendo solidarietà con la resistenza anticapitalista di Cuba, in questo momento storico il GLO ritiene, pertanto, inopportuna la manifestazione in solidarietà con Cuba organizzata a Roma in data 28 giugno, anniversario della rivolta di Stonewall che ogni anno il movimento glbtq celebra nei pride.

GLO Gruppo di Liberazione Omosessuale
Partito della Rifondazione Comunista - Federazione di Milano

CUBA E "IL FOGLIO"

Roma. No, con Cuba e con Fidel non si può. La questione, alcuni giorni fa, l’avevano lanciata numerosi esponenti delle associazioni omosessuali, contestando la manifestazione – indetta per oggi pomeriggio a Roma dal Pdci di Oliviero Diliberto e Armando Cossutta – di solidarietà con il regime castrista, per “la cessazione del bloqueo e dell’aggressione statunitense”, proprio nel giorno del gay pride mondiale, anniversario dell’irruzione della polizia nel bar Stonewall di New York. Capitanati dal deputato diessino Franco Grillini, i gay chiedevano agli organizzatori (partecipano anche Rifondazione, un paio di deputati verdi, alcuni centri sociali e qualche prete come don Vitaliano della Sala) di ripensare “l’opportunità di svolgere questa manifestazione: liberate il 28 giugno da una sovrapposizione lacerante”. In un documento, pubblicato sulla prima pagina dell’Unità, hanno ricordato che “fra i diritti violati a Cuba ci sono quelli delle persone omosessuali e transessuali… impediti nei loro diritti fondamentali e sottoposti al ricatto della legge”, schiacciati dalla repressione “tipica dei paesi del socialismo reale” oltre che dal “machismo culturale delle aree latine”. A sorpresa, la richiesta è stata sottoscritta, in questi giorni, da più di sessanta parlamentari della sinistra, dal leader dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio a diversi esponenti della Margherita, e persino da una deputata del Pdci, Gabriella Pistone. Ma la stragrande maggioranza delle firme è stata raccolta tra gli eletti dei Ds. Tra gli esponenti di via Nazionale ci sono Luciano Violante, Livia Turco, Fabio Mussi, Anna Finocchiaro, Pietro Folena, Giovanna Melandri, Vincenzo Visco, Umberto Ranieri, oltre alla responsabile Esteri del partito, Marina Sereni. Il fatto che si voglia “difendere un regime che impedisce a gay, lesbiche e trans di essere se stessi alla luce del sole”, recita il documento sottoscritto, “non ci ha fatto per niente piacere”. Si chiede di dare a Castro “un segnale chiaro”, contro “un’inutile e dolorosa repressione dell’identità di migliaia di donne e uomini che reclamano soltanto di essere liberamente se stessi”. Quasi un’inversione di tendenza, rispetto al silenzio su Cuba osservato fino a poco tempo fa. E rotto clamorosamente, nelle settimane scorse, dal segretario piemontese dei Ds, Pietro Marcenaro, che ha apertamente contestato la partecipazione dell’ambasciatrice cubana a un convegno torinese sulle donne e la guerra di Liberazione. Di più: Marcenaro ha anche proposto, e fatto approvare dal consiglio regionale del Piemonte, un documento votato pure dal centrodestra in cui si chiede la fine dell’embargo americano, ma anche la fine “dell’embargo democratico messo in atto dal regime autoritario contro il popolo cubano”. Doppia appartenenza per Nichi Vendola E i promotori dell’iniziativa come replicano? Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, non si sposta, precisa, “nemmeno di un millimetro”. Dice: “Non ho dubbi sul fatto che ogni discriminazione verso gli omosessuali vada contrastata. Ma nella maggior parte dei paesi arabi amici degli Usa è ancora peggio. Quindi, come sempre, due pesi e due misure. Cuba è assediata perché lì c’è il sistema socialista, tutto il resto sono chiacchiere”. Mica tanto… “Una nostra associazione, il Circolo Pasolini, con il pieno assenso del partito, ha scritto una lettera all’ambasciatrice cubana per chiedere un incontro tra comunisti per modificare questa posizione”. Dunque non cambiate idea, anche se vengono invocati i diritti civili? “Il primo diritto è vivere. Dunque difendiamo Cuba”. In piazza ci sarà anche Nichi Vendola, omosessuale e deputato di Rifondazione. Non si sente in contraddizione? “Provo forte solidarietà per la storia e la rivoluzione cubana, e incazzatura per le sue scelte repressive. Ma non sento questi sentimenti in contrasto l’uno con l’altro. Per gli omosessuali è molto più drammatica la situazione in alcuni Stati degli Usa che non a Cuba”. E attacca il documento dei dirigenti dei movimenti gay: “Presuntuoso e bigotto. Sono simili a quelli che non volevano il gay pride a Padova perché c’era la settimana santa. Provino con argomenti più seri”. Qualche dubbio, invece, è venuto al Verde Paolo Cento, che pure ha aderito all’iniziativa: “Hanno fatto bene a porre la questione. L’ho fatto anch’io con gli organizzatori. Se interverrò in piazza, solleverò il problema dei diritti dei gay a Cuba”. Anche se “è un paese affamato dall’embargo americano”. Che col sesso e tutto il resto, però, va poi a capire che cavolo c’entri.

Articolo de "Il Foglio" del 28/06/2003


CUBA VISTA DA CUBA

XVI° Congresso Mondiale di Sessuologia
Un richiamo all’etica professionale, agli impegni con i popoli e alla responsabilità scientifica, sociale e politica sono stati sostenuti da Mariela Castro Espín, direttrice del Centro Nazionale di Educazione sessuale e Presidentessa del XVIº Congresso Mondiale di Sessuologia durante l’inaugurazione di questo incontro al quale stanno partecipando più di 1000 delegati di 70paesi.
“La sessualità non è estranea alle complesse condizioni di sviluppo umano e non la si può lasciare al margine della politica pubblica e delle strategie di sviluppo dei paesi” ha segnalato Mariela, Master in Sessuologia, che ha aggiunto che l’articolazione delle dimensioni della sessualità si trova esattamente al centro della sopravvivenza e delle potenzialità dell’essenza umana.
Dopo aver esposto alcune riflessioni sulla marginalità, l’esclusione, l’iniquità e la povertà che proliferano sotto l’ombra del flagello neo - liberale, la Presidentessa di questo Congresso ha affermato che oggi si impone la collocazione della giustizia sociale come nucleo essenziale dal quale partire per esaltare la cultura del rispetto, della diversità, per costruire i consensi necessari e per promuovere una partecipazione più attiva, un giudizio critico e un nuovo negoziato costante dei contratti di potere tra uomo e donna, tra bambino e bambina, adolescenti, giovane o anziani, in ogni circostanza della vita.
“Resta molto da fare in materia di azioni concrete per poter incontrare le soluzioni adeguate e necessarie, che passano dall’applicazione e dalla messa in pratica di politiche coerenti con i desideri sociali dell’essere umano”, ha sostenuto Mariela.
Marc Ganem, Presidente dell’Associazione Mondiale di Sessuologia (WAS) ha detto che tra le principali linee di lavoro di questa organizzazione si include la salute sessuale ed ha segnalato che il sesso non è solo riproduzione ma che è soprattutto una via per l’amore verso se stessi e verso gli altri che implica un forte nozione di rispetto verso il proprio corpo e verso la sessualità stessa, grazie alla quale apprendiamo a vivere e ad amare.
Durante la cerimonia di inaugurazione del Congresso, Vilma Espín, Presidentessa della FMC, la Federazione delle Donne cubane, ha parlato di sessualità e sviluppo umano, nei discorsi e nelle azioni, segnalando la necessità di far sì che i giovani ricevano un’educazione di qualità, con chiari concetti scientifici che permettano loro di prendere decisioni e di vivere una vita sessuale piena, sana, molto piacevole e responsabile.
L’educazione sessuale è molto di più di quelle conoscenze che vengono impartite e che fanno conoscere i meccanismi di riproduzione umana. Si deve dare un’educazione che permetta di far scomparire lo sfruttamento dell’essere umana da parte di un altro, si deve insegnare il principio delle opportunità uguali per tutti, il rispetto assoluto.
Si deve insegnare a non discriminare le persone con tendenze sessuali minoritarie, si deve imparare ad amare e ad essere amati, con la partecipazione di tutta la società.
Cuba può dare molte lezioni in questo senso, ha affermato Tomris Türmen, dottoressa, Direttrice esecutiva del Programma Salute per la Famiglia e la Comunità della OMS (l’Organizzazione Mondiale della Salute), riferendosi al sistema di insegnamento elementare che si imparte nell’Isola e all’appoggio che Cuba offre a altre nazioni con l’aiuto di professionisti molto ben preparati e di un ottimo sistema di salute per tutti.
Nel suo discorso: ”La salute sessuale e della riproduzione, un imperativo per la salute pubblica globale”, la funzionaria ha avvisato che il trasferimento del sesso dalla sfera personale a quella pubblica deve avvenire con attenzione, perchè il sesso va umanizzato.
Si deve demistificarlo, si deve rispettare il luogo che occupa nelle nostre vite, si devono evitare le trappole del commercio o il sesso visto come malattia...
Questo Congresso è l’appuntamento più importante organizzato dal WAS per lo scambio di esperienze e il dibattito scientifico; nell’occasione erano presenti Concepción Campas, membro del Burò Politico del PCC, il Ministro della Sanità di Cuba, Damodar Peña, Gina Candini, Direttrice dell’Organizzazione Panamericana della Sanità e molti altri dirigenti e invitati che hanno assistito con piacere a un’interpretazione della Compagnia del Gruppo Teatrale infantile “La Colmenita”.
(Articolo apparso su "Granma", quotidiano governativo cubano, del 12 marzo 2003)

L'integrazione per trattare la sessualità
I cubani, esseri caratterizzati da una particolare sensualità che risale dagli incroci culturali e abbina il calore e l'esibizionismo - nel migliore senso - del tropico, di solito considerano la sessualità come un elemento importante della vita. Ma, al di là della civetteria dei costumi, la sessualità esiste in tutti noi, nel suo rapporto sanguigno con la salute mentale e fisica, perfino con quella sociale.
Partendo da questa condizione Cuba ha disegnato una strategia nazionale per l'educazione della sessualità come forma per promuovere il benessere e la qualità di vita della popolazione.
E' curioso, ma quando si naviga in Internet, non si trovano politiche di educazione sessuale o strategie di salute a scala nazionale in molti paesi. Generalmente le fondazioni, gli enti non governativi, gli istituti scientifici privati sono incaricati della ricerca specializzata o della promozione della salute in questo campo. L'approccio clinico prevale.
Anche se a Cuba gli studi e le politiche nazionali rispetto alla sessualità e al genere sono stati promossi da una Organizzazione non Governativa, la Federazione delle Donne Cubane, alla ricerca di un maggiore sviluppo e un migliore livello di vita per la donna e la famiglia, la convocazione sul tema è stata fatta partendo dall'integrazione multidisciplinare e dal lavoro multi - settoriale.
Nel 1977 venne creato il Iº gruppo Nazionale di Lavoro per l’Educazione Sessuale, divenuto Centro Nazionale di Educazione Sessuale (CENESEX) nel 1989. Questa istituzione coordina e dirige il Programma Nazionale di Educazione Sessuale, strettamente vincolato ai ministeri della Sanità Pubblica, dell'Educazione e con la Federazione delle Donne Cubane.
Le sue funzioni principali riguardano la docenza, la ricerca, l'orientamento e la terapia sessuale. Inoltre il suo personale lavora nelle comunità e nelle campagne di educazione sociale, usando i mezzi di comunicazione.
Nello studio Educazione della Sessualità a Cuba: Nuove sfide, la direttrice del CENESEX, Mariela Castro Espín, afferma: "L'obiettivo di questa istituzione è promuovere l'educazione della sessualità da un punto di vista di integrazione, che contribuisca a crescere ed imparare, ad accettare nuovi significati per rompere vecchie norme e stereotipi maschilisti e rendere visibili le contraddizioni e le posizioni che riducono la sessualità, per superarle".
Tutti questi atteggiamenti hanno la tendenza ad ignorare ed escludere ciò che è “differente”.
La strategia cubana di sviluppo colloca gli esseri umani, senza discriminazione di nessun tipo, al centro dei suoi obiettivi. La tolleranza, il rispetto, la sana convivenza tra i due sessi, in accordo con le esigenze sociali, sono possibili tramite l'integrazione, non solo di coloro che scelgono le politiche, ma anche degli attori sociali (la famiglia, la scuola, la comunità).
L'Educazione Sessuale nella maggiore delle Antille è stata inclusa nel curriculum scolastico nel 1986. Dieci anni dopo è stata riprogrammata e aggiornata da un punto di vista teorico e metodologico, per estenderla in tutti i programmi di materie nel 100% dei centri di insegnamento, dal livello pre scolastico fino alla formazione del personale docente, all'educazione dopo la laurea, nell'Università Pedagogica dell'Avana e nel Centro Nazionale di Educazione Sessuale.
La preparazione o formazione delle risorse umane in materia di sessualità è stata una necessità del Programma Nazionale.
Creare negli adolescenti e giovani la responsabilità individuale va al di là della conoscenza dei metodi contraccettivi. Alcuni programmi che sono stati sviluppati a Cuba come "Para la vida", tentano anche di insegnare ai genitori come educare i loro figli, specialmente in un tema considerato ancora tabù in molte famiglie.
La maggioranza dei ricercatori del XXº secolo ha accentuato l'idea che non si possono formare valori, convinzioni e modelli morali sessuali in forma arbitraria e spontanea. Questo giudizio viene approvato e condiviso dalla strategia cubana per una sessualità responsabile e piacevole.
(Articolo apparso su "Granma", quotidiano governativo cubano, del 5 marzo 2003)

 



ultimo aggiornamento: 15/03/2006

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